Simona Picinelli, giovane camuna di Pisogne, ha partecipato allo youth exchange HEALTHY LIFESTYLE (17-24 agosto 2018, Belgio). Ecco la sua testimonianza!

Riportiamo qui il testo dell’articolo di Simona, già pubblicato sul numero di settembre di Graffiti (di cui ringraziamo la redazione).

 

“Avete preso tutto? Carta d’identità? Biglietti? Valigie?” sono state le domande d’obbligo e di rito pronunciate la mattina dello scorso diciassette agosto prima di salire sul bus diretto verso l’aeroporto di Orio al Serio. Non si trattava di una vacanza qualunque, ma della partenza dalla Valle Camonica di quattordici ragazzi diretti in Belgio per partecipare a un Erasmus Plus. Emma Vignola, Alessia Ottelli, Miriam Poiatti, Paola Feriti, Giulia Gregorio, Jenny Xibra, Greta Simonetti, Lidia Zana, Mauro Maffei, Andrea Bellesi, Elena Picinelli e Chiara Degani sono i nomi di coloro che, dopo essersi candidati, sono stati scelti per vivere l’avventura. Tutti tra i 14 e i 19 anni, sono stati accompagnati da Lucia Polonioli e dalla sottoscritta, le leader del gruppo italiano. La location era “Le Relais Verlaine”, un centro ricreativo per grandi e piccini situato nel piccolo paese “Vierves-sur-Viroin”, a un’ora dall’aereoporto di Charleroi. Gli altri partner del progetto erano quello ospitante e la Grecia. Durante la settimana vi hanno alloggiato in totale circa una cinquantina di persone. Come in ogni Erasmus Plus, anche questo aveva un tema.

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In questo caso il titolo era “Healthy Lifestyle” ed era improntato sullo stile di vita sano, sul riciclo, sul creare prodotti che fossero ecologici e green il più possibile. Infatti durante la settimana abbiamo avuto la possibilità di sperimentare varie attività come la costruzione di un forno partendo dall’uso di paglia e terra, cosmetici fatti in casa, cucinare e preparare prodotti alimentari e dolci partendo da materie prime recuperabili in natura o a basso costo, fare la carta riciclata, creare braccialetti. Inoltre talvolta vienivano proposte attività sportive di vario genere, di gruppo e non. L’obiettivo non era solo imparare, ma soprattutto sperimentarsi. Mettersi in gioco con le proprie mani e con il proprio corpo, sporcarsi i vestiti, condividere i compiti, essere e diventare responsabili dei propri spazi, collaborare, parlare, conoscere altri modi di fare, altre vite, altre culture, altre lingue. La maggior parte dei nostri ragazzi si è mescolata con successo al resto dei partecipanti e ha trascorso molto tempo a socializzare, ridere e scherzare con chi italiano non era.

IMG-20180824-WA0004C’era chi parlava inglese, chi sapeva parlare francese e chi invece ce la metteva tutta per farsi capire con i gesti e il linguaggio del corpo. Nonostante le barriere comunicative, il divertimento sembrava accumunare tutti coloro che non risparmiavano mai energie. Abbiamo trascorso una giornata a Bruxells e abbiamo fatto visita anche a un centro di rifugiati. Ogni sera vi era una serata interculturale diversa durante la quale ogni Paese ha mostrato un po’ di sé. Ognuno ha condiviso l’orgoglio e la gioia dell’appartenza alla propria terra, ma anche curiosità e divertimento rispetto a quella altrui. Come in ogni avventura c’è stata anche qualche difficoltà, qualche camminata un po’ troppo lunga, qualche doccia fredda, qualche piatto che non è piaciuto, qualche zuppa avanzata e un po’ di regole da rispettare. Se da ogni ogni cosa ci è data la possibilità di imparare, allora sono certa che qualcuno l’ha fatto.

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Siamo tornati il ventiquattro di agosto, dopo che quasi tutto il nostro gruppo ha vegliato una notte intera per potersi godere le ultime ore con i nuovi amici. Nel momento in cui ho visto tanti visi tristi, tanti occhi lucidi e la voglia di non andarsene ho realizzato che la settimana è stata intensa per tutti, che ha smosso i sentimenti di tanti. A mio parere la parte più importante risiede proprio qui: nella realtà occidentale del 2018 all’interno della quale ogni giorno viviamo ritengo fondamentale smuovere le emozioni, quelle reazioni fisiologiche e primitive che ci ricordano che siamo tutti fatti della stessa pasta, che siamo tutti umani. Impressa nella mia mente ho l’immagine di un bambino accolto nel centro di rifiugati che corre letteralmente dietro alla nostra macchina inseguendoci con un largo sorriso. Di sorrisi in questa settimana ne ho visti tanti e spero che qualcuno dei nostri ragazzi abbia portato a casa un po’ di quella spontaneità e di quella semplicità che ci permettono di gioire della vita.

Di questa settimana qualcuno ne ha fatto un vero e proprio inno all’esistenza e di questo sono più che soddisfatta.

 

Simona Picinelli

Un pensiero riguardo “HEALTHY LIFESTYLE: Simona racconta…

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