Miriam Poiatti, giovane camuna di Artogne, ha partecipato allo youth exchange ARTISANS DO IT BETTER (16-25 luglio 2018, Valle Camonica). Ecco la sua testimonianza!

 

Ammetto di essere partita per Ono San Pietro più confusa che altro, insomma, quanto può essere confusa una ragazza che ha dato l’orale di maturità tre giorni prima e che quindi non ero sicura di cosa mi aspettasse né di essere pronta per ciò. Col susseguirsi dei giorni mi sono resa conto che ogni dubbio era privo di fondamento. Ho trovato uno splendido Italian team, che per me è subito diventato come una seconda famiglia, una famiglia molto particolare, pazza e totalmente caotica, ma non credo potrei trovarmi a mio agio se fosse diversa. Insomma, guardate qui, quanto vorreste essere parte di tutto questo e conoscere ogni segreto che si cela dietro ai nostri sorrisi dopo una settimana a dir poco bizzarra?

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Ovviamente la mia esperienza non si è limitata al gruppo italiano, ma, tra un laboratorio orafo, una fabbrica di oggetti in cemento e il mitico Museo della Stampa di Artogne (sì, se ve lo state chiedendo “ARTOGNE DOMINA” è stato uno degli inni dello scambio e no, non è campanilismo, in caso vi stiate chiedendo anche questo) ho conosciuto tante persone diverse, provenienti da altri Paesi, con una cultura a volte anche molto diversa da quella in cui sono cresciuta. Ma non è stato un problema, parlare inglese all’inizio lo è stato, lo ammetto, ma coll’esercizio si migliora e a metà settimana sono riuscita addirittura ad improvvisare una spiegazione sulle incisioni rupestri, che per quanto non sia stata grammaticalmente corretta al 100% credo sia servita a tutti i miei compagni di avventura (un’avventura di pioggia, vento, incisioni rupestri e discorsi motivazionali malamente falliti e non proseguo oltre) per apprezzare un po’ di più la nostra amatissima valle e le sue particolarità, tempo uggioso compreso. Al termine dello scambio alla mia famigliola immaginaria e idealisticamente utopica si erano aggiunti tanti altri componenti, tante sorelline e fratellini da Spagna, Ungheria, Romania e Croazia; non ci crederete ma anche un chicken friend, amico che tutti vorreste ma che, ahimè, è un privilegio raro.

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Detto ciò giungo al termine del mio racconto che non ho potuto fare a meno di scrivere in chiave comica, non perché non abbia avuto importanza, né perché io non sappia parlare seriamente delle cose, ma per nascondere la malinconia che mi prende guardando queste foto. Devo ammetterlo, un po’ mi manca svegliarmi e trovarmi immersa in un mare di lingue diverse, fare colazione tra un “que bonito” e l’altro e il lavorare tutti insieme alle varie attività per creare e arricchire quello che doveva essere uno scambio linguistico e che poi è diventato uno scambio di pensieri, emozioni e pezzi di cuore. Non so se avrà mai l’opportunità di rivedere tutti questi ragazzi e ragazze, per lo meno non tutti insieme, ma i momenti passati a ballare nel campetto da basket o a cantare seduti in cerchio con Elena che suona la chitarra non li dimenticherò.

Mi avete insegnato tanto ragazzi. Grazie di tutto.

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Testo: Miriam Poiatti
Per la foto in evidenza, la prima e la seconda immagine si ringrazia la partecipante: Anita Krtalic

Un pensiero riguardo “ARTISANS DO IT BETTER: Miriam racconta…

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